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Caucaso ed Asia Centrale: tra geopolitica e strategie, verso un nuovo Grande Gioco

Caucaso ed Asia Centrale: tra geopolitica e strategie, verso un nuovo Grande Gioco, a cura di Manlio Masnata, Christian Piccardo e Andrea Previtera

Energia, conflitti, proliferazione e fondamentalismo sono solo le principali e più evidenti minacce incombenti sul Caucaso e l'Asia Centrale. Crocevia di interessi regionali e globali, e con una estensione geografica pari a quella dell'Europa, l'Asia Centrale ed il Caucaso tendono sempre più a rappresentare il perno geopolitico ed il fragile elemento di raccordo tra Russia, Europa e Medio Oriente. Undici esperti illustrano il quadro geostrategico della regione, individuando e commentando i principali elementi di crisi e fornendo le chiavi per la comprensione delle dinamiche in atto.

Energia, Economia, Efficienza: tre E per i paesi in transizione dell’Europa centro-orientale e dell’ex URSS. Il ruolo della BERS, Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, di Raffaele Boldracchi

Tra le prioritá emergenti da questo inizio millennio, i cambiamenti climatici, la riduzione della disponibilitá dei combustili fossili, la sempre piú pressante questione della sicurezza delle forniture e del crescente costo dell’energia a livello globale, assegnano un ruolo preminente al risparmio energetico. I paesi in transizione dell’Europa centro-orientale, dell’ex Unione Sovietica e della Mongolia sono spinti a trovare soluzioni ai considerevoli sprechi di energia imputabili ad un non efficiente uso delle risorse energetiche ereditato dal passato.

Il tafarismo e la sua integrazione nelle strutture socio – politiche giamaicane, di Alessandro Badella

[...] Ogni forma di religione, di culto o di credenza nasce, secondo l'analisi di Weber, dalla necessità di creare il soddisfacimento (anche fittizio) di un bisogno sociale. Non a caso, il tafarismo nacque negli Anni Trenta del XX secolo attorno alla cintura urbana di Kingston, che racchiudeva gli slums della capitale, ma soprattutto la popolazione più povera dell'intera isola. [...]

Il paradiso instabile, di Claudio Borgioli

Sembra incredibile. Per la seconda volta nell’arco di sei anni mi ritrovo testimone della defenestrazione di Governo e Parlamento della Repubblica delle Fiji ad opera di uomini in armi. E nuovamente questo irrequieto arcipelago del Sud Pacifico risveglia suo malgrado l’interesse della stampa e della comunità internazionale.

Il “cristallo rosso” come simbolo di neutralità nel mondo dei conflitti e del terrorismo globali, di Matteo Lai

Il simbolo della Croce Rossa ha voluto significare – fin dalla sua adozione nella Convenzione di Ginevra del 1864 – un simbolo unico e uniforme per la protezione dei servizi sanitari, traendo la sua forza dall’universalità e dalla neutralità [...] Tali requisiti, tuttavia, vennero meno già prima dell’inizio del XX secolo, quando l’Impero Ottomano decise di adottare una mezzaluna rossa come simbolo di protezione del proprio personale sanitario

Power transition theory and the outbreak of wars: a theoretical model for preventing global and regional inter-state conflicts in the 21st century?, di Simone Pasquazzi

Originally formulated by Abramo Fimo Kenneth Organski1 at the end of the fifties, the theory in question argues that conflicts are most likely when a power transition is underway. More precisely, the theory maintains that in each historical era a single dominant state usually leads the international order as head of a coalition of satisfied powers [...] However, as potential rivals increase their power, the old leader is challenged, creating a situation that frequently leads to war.

Kirghistan un anno dopo: la rivoluzione dei tulipani è “sfiorita”?, di Fabio Indeo

Trascorso oltre un anno dalla cosiddetta “rivoluzione dei tulipani”, nella repubblica centroasiatica del Kirghistan rimangono ancora insolute le principali distorsioni che inficiano negativamente sulla stabilità dell’assetto politico-istituzionale del paese [...]

La crisi socio – economica della UE nel periodo 1999-2004, di Raffaele Boldracchi

I giornali italiani rivolgono – specialmente in questi primi giorni del nuovo governo Prodi - un’attenzione del tutto comprensibile alle critiche che il recente rapporto della Commissione europea di maggio ha portato alla situazione economica italiana [...] al di là di certe peculiarità del “Sistema Italia” sviluppatesi negli ultimi 10/15 anni, il problema non deve essere visto in un’ottica solo italiana - o tedesca, o francese, o spagnola - ma deve essere inserito nella crisi socio-economica dell’intera UE.